domenica 11 maggio 2014

CHI SIAMO

Associazione Culturale Giovani Cardetesi 
(As.Cul.Gi.Car.)

L’associazione culturale giovani cardetesi, acronimo As.Cul.Gi.Car., nasce nel 2008 da un gruppo di giovani amici, stanchi non solo di assistere inermi al lento declino del proprio paese e della propria terra, ma forti anche dell’importante compito che, volenti o nolenti, i giovani oggi si trovano a dover ricoprire. 

L’associazione vuole essere uno strumento di dialogo tra i cittadini cardetesi, un contenitore di idee e di proposte per lo sviluppo locale, un’occasione per valorizzare la cultura, la storia e le tradizioni di un paese come quello di Cardeto. Essa si prefigge l’obiettivo di far capire ai cardetesi come il voler fare e l’amore per la propria terra siano delle condizioni fondamentali, ma anche sufficienti, per poter intraprendere un tale percorso.

La mancanza di uno spirito collaborativo, la tendenza, sempre più frequente, ad abbandonare il proprio paese, ci ha portati a dar vita ad un’associazione di giovani per i giovani, di cittadini per i cittadini. 

Testardaggine, idee, speranze e quant’altro, di certo non mancano all’interno dell’As.Cul.Gi.Car., dove, giornalmente, ognuno di noi pone a se stesso una domanda alquanto significativa: “non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per il tuo paese.”(J.F.K.).

Ad oggi i membri dell’associazione portano avanti le loro attività con entusiasmo, voglia e passione, convinti che un futuro diverso sia ancora possibile per Cardeto e per i suoi cittadini. Un futuro da progettare, solo e soltanto, attraverso una collaborazione tra tutte le realtà presenti sul territorio cardetese, l’amministrazione comunale e ogni singolo cittadino, veri custodi della storia e della cultura di Cardeto.

L’As.Cul.Gi.Car. è una delle poche realtà attive e operanti sul territorio cardetese, che pur tra mille difficoltà ha da sempre dato vita ad iniziative e progetti con l’intento di stimolare il cittadino, il dialogo e il confronto tra la gente. 

Obiettivo dell'associazione è quello di diventare un punto di riferimento per i cittadini, ponendosi come intermediario tra la popolazione e il mondo istituzionale, in particolare l’amministrazione comunale, un potenziale “evidenziatore” delle problematiche del paese che si preoccupa anche di trovare una risposta e una soluzione a tutto ciò.

Le attività svolte e le iniziative promosse confermano quanto detto. L’associazione culturale giovani cardetesi, opera e si impegna per non abbandonare il proprio paese, consapevole di dover partecipare attivamente alla rinascita di una terra ricca di storia, cultura e tradizioni.  

mercoledì 3 luglio 2013

DISCORSO SULLA COSTITUZIONE

Il discorso qui riprodotto fu pronunciato da Piero Calamandrei il 26 Gennaio 1955 davanti ad un gruppo di studenti universitari e medi 

L’art. 34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. E se non hanno mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza con il proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica. E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi! E’ stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni, c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate, riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la Società presente. Perché quando l’articolo 3 vi dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. E’ una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica. E’ così bello e così comodo. La libertà c’è, si vive in regime di libertà, ci sono altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io. Il mondo è così bello. E vero! Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai. E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica. La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va affondo, va affondo per tutti questo bastimento. E’ la Carta della propria libertà. La Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime elezioni, dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946; questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto delle libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare, dopo un periodo di orrori, di caos: la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni. Disciplinata e lieta. Perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare, questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, della nostra patria, della nostra terra; disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto, questo è una delle gioie della vita, rendersi conto che ognuno di noi, nel mondo, non è solo! Che siamo in più, che siamo parte di un tutto, tutto nei limiti dell’Italia e nel mondo. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Questa non è una Carta morta. Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

GIU' AL SUD. PERCHE' I TERRONI SALVERANNO L'ITALIA

Un libro di Pino Aprile

di ANTONELLA MACHEDA

Cosa succede dove sembra che non stia succedendo nulla? Nelle regioni più dimenticate, come la Calabria, dove pare esistere soltanto per la 'ndrangheta e la Salerno-Reggio? Forse è lì, sottotraccia, sotto il pelo libero  delle notizie, dove non arriva l’occhio dei giornali (indifferenti al Sud, se non per il sangue e la monnezza con cui lo si vorrebbe identificare), che si prepara il futuro. 
E’ questo il pensiero di Pino Aprile, autore del libro Giù al Sud. Perché i Terroni salveranno l’Italia.
Lo scrittore vede proprio nel Sud quella luce nel buio che, nel disinteresse generale, sta facendo nascere un'Italia migliore, l’Italia di domani. La tesi del giornalista meridionale (e meridionalista) parte da un semplice presupposto: saranno i giovani terroni a salvare l’Italia perché nessuno, più di loro, ha maggiore interesse (e bisogno) a farlo.  Le famiglie del Sud hanno investito, con mille sacrifici, nella cultura dei figli perché la conquista del titolo di studio rappresentava l’unico modo  per affrancarsi dalla condizione minoritaria in cui versavano. Ma oggi, al Sud, proprio quei giovani si trovano costretti ad emigrare (quando va bene al Nord), cedendo le loro competenze a basso prezzo, perché di più il mercato non dà. Mercato che, sempre più spesso, considera i giovani quale merce di scambio,  sottostimata e sottopagata. In Calabria, ed in generale nel Meridione, si assiste quindi ad un fenomeno che somiglia molto a quello da cui scaturì il popolo che fece l’Unità d’Italia: la mortificazione delle classi medio-alte; la sproporzione fra il numero di persone che ne fanno parte e le possibilità di occupazione adeguate; la consapevolezza delle proprie capacità e la legittima aspirazione a gestire il potere da protagonisti, non da subordinati.
Ed è proprio questo il punto di partenza. 
“C’è un Sud che sta perdendo la subalternità, per la tenacia, la modernità, la naturalezza, con cui l’ultima, cosmopolita  generazione vede o vuol vedere possibilità di futuro nella sua terra, recuperandone i valori sottostimati; e, con quelli,  riprendersi l’identità e il passato persi”, sostiene l’Autore. 
Di fronte a questa situazione figlia della necessità (la crisi economica, le inique condizioni di lavoro, la precarietà connaturata ormai nel Dna dei “bamboccioni”), i giovani che decidono di restare sono sempre di più. Sono ragazzi cresciuti in un’ Europa senza frontiere, con una sola moneta, il viaggio facile ed economico: hanno visto altrove i localismi produrre lavoro, ricchezza, con molto meno di quello che una regione antica e pregna come il nostro Mezzogiorno possiede e non apprezza. Insomma: guardano alla propria terra come farebbe uno straniero, vedendo  quello a cui non si faceva caso, perché c’è da sempre.
Ecco trovata la soluzione del rebus.
 “Cosa credi di trovare in borghi persi nelle montagne lontane dall’autostrada, dove va solo chi deve andare proprio là?”, si chiede Pino Aprile parlando dell’entroterra calabrese. Proprio lì, invece, c’è quello che si deve sapere. Spesso però, ci vuole l’occhio del forestiero per vedere: proprio “come gli indios del Potosì, che, con l’argento di cui era fatta la loro montagna, lastricavano le strade. Poi, però arrivarono gli spagnoli”. 
Ciò che un tempo era avvertito come minoritario o subalterno da un punto di vista culturale, politico e sociale, viene visto oggi come un vantaggio, un elemento di distinzione, di differenza, valore anche di scambio delle proprie specificità. 
L’idea di Pino Aprile porta una ventata di ottimismo per chi crede nel Sud, nelle sue potenzialità e nel suo futuro, un futuro che parte dalla volontà di ricostruzione dell’identità  meridionale, avvertita come risorsa economica e personale. 

DILLO CON UN AFORISMA: LA POLITICA

Amministrazione comunale: cosa è stato fatto?

di ANTONINO FOTIA

George Burns nel 1979, su Life magazine, affermava: “È un peccato che le persone che sanno come far funzionare il paese siano troppo occupate a guidare taxi o a tagliare capelli”. Oggi la situazione non è che sia poi così diversa, chiunque si diletta in discussioni di carattere politico. C’è chi arrabbiato rivendica quel provvedimento mai emanato, chi amareggiato critica il modus operandi dei vari partiti e chi deluso esterna il proprio sentimento di sfiducia nelle istituzioni che non hanno mantenuto fede alle promesse elettorali. Eppur lo si dovrebbe saper benissimo che  “Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia.” (Otto von Bismarck). “Le promesse, in politica, si possono anche non mantenere, ma bisogna saperle fare” (Roberto Gervaso) ed evidentemente le sanno fare, o siamo noi a volerci credere colmi di speranza e ambiziosi di raggiungere quel tanto agognato cambiamento che da troppo tempo aspettiamo. E ogni volta è la stessa cosa, nel post elezioni, tanto più lontano esso ci appare, tanta più forte riemerge in noi quella  voglia di partecipazione, di confronto e di lotta, per la trasformazione e il miglioramento di questo paese. “La politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici”. (Charles De Gaulle). “I nostri uomini politici non fanno che chiederci a ogni scadenza di legislatura un atto di fiducia. Ma qui la fiducia non basta: ci vuole l'atto di fede”. (Indro Montanelli). “Un cattivo politico nominerà un pessimo dirigente, che a sua volta si contornerà di pessimi collaboratori e questo è un terribile effetto a cascata”. (Milena Gabanelli) che ci travolgerà. “La politica dovrebbe essere come la Nazionale: dovrebbero sempre giocare i migliori. Ma non è mai così, in nessuna parte del mondo” (Michel Platini). 
Ne tanto meno lo è stato nel nostro piccolo comune. Troppe volte gli affari personali sono stati anteposti  agli affari pubblici. Non si può e non si deve più continuare a portare avanti logiche clientelari e familiari. Bisogna dare una svolta su tutti i livelli. 
Le coalizioni che si sono succedute negli ultimi decenni nel nostro paese, a detta di molti, si sono dimostrate altamente inefficienti, scarsamente adeguate, profondamente presuntuose e poco capaci al dialogo, personificando perfettamente lo stereotipo di politico “attuale” che invece di costruire, distrugge e sperpera. Al punto da rendersi necessario un commissariamento il cui unico obiettivo era quello di trovare una strategia per sanare un bilancio dichiarato completamente disastrato. Un compito talmente “difficile” da rendere necessari solo pochi mesi per riportare i conti a posto. Che il commissario abbia con un colpo di spugna cancellato tutti i debiti dell’amministrazione? Non credo! Semplicemente buona gestione (e lungimiranza)! Ad ogni modo risanato il bilancio, il testimone è stato passato all’attuale Sindaco, che sin da subito ha dovuto fronteggiare non poche difficoltà. Difficoltà che però non possono essere usate come giustificazione e che tantomeno lo  possono esimere da giudizio. A tal proposito a quasi un anno dalla fine del mandato ricevuto dai cittadini nel 2009, ci siamo preoccupati, muniti di “indirizzi generali e linee Programmatiche” (richieste all’ufficio amministrativo del comune), di tirar le somme e capire come l’attuale amministrazione Fallanca abbia agito in questi anni.
I temi principali riportati nel programma elettorale erano abbastanza ampi e delineavano delle linee guide che lasciavano aperti ampi margini di manovra. “Abbiamo cercato di scrivere un programma leggibile e di mettere nero su bianco impegni anche ambiziosi, ma riteniamo alla portata degli anni difficili che ci aspettano. Il nostro compito del resto è quello di proporre un progetto della Cardeto futura e di passarlo ai giovani cui spetterà un compito arduo e forse più difficile del nostro”. Quindi, in sostanza, l’amministrazione si era presentata ai cittadini come start-up di un progetto a lunga scadenza, progetto da delineare e sviluppare insieme ai cittadini come difatti riporta ancora il documento: “la Democrazia partecipata è il metodo con il quale la coalizione si è proposta di governare, senza sminuire il ruolo e lo spazio della legittima rappresentanza dei cittadini, ma incrementando la fascia delle persone coinvolte nei processi decisionali. Per  raggiungere tale obbiettivo è giunto di nuovo il tempo di fare l’appello alle migliori energie del paese, un nuovo coraggioso impegno è richiesto per determinare una grande svolta nel futuro amministrativo di Cardeto. Il programma, quindi, terminava con un esplicito invito al dialogo e alla partecipazione, punto di vera rottura rispetto al passato. 
Ma cosa è stato fatto in questi anni da questa amministrazione? Oltre l’80% del programma presentato è stato sviluppato o è in fase di realizzazione come riportato in tabella. (Vedi tabella)

PUNTI PRINCIPALI PROGRAMMA
COSA E’ STATO FATTO
(Fonte atti d’ufficio)
QUALITÀ DELLA VITA
Rilevare i bisogni dei
cittadini
E’ stato istituito, assieme all’As.Cul.Gi.Car., lo Sportello del Cittadino punto di raccolta di idee e lamentele.
Pulizia del paese
Tutela dell’ambiente, bonifica discariche e smaltimento eternit 23.000 .
Realizzazione di un’isola ecologica 98.000
Sanità
Nessun risultato ottenuto in merito alla sensibilizzazione per la copertura oraria da parte del medico di base nelle fasce orarie non coperte dai medici di guardia.
SCUOLA
Servizio scuolabus
Acquisto n° 2 scuolabus 150.000.
Edilizia scolastica
Intervento di risparmio energetico sull’edificio scolastico - POI “Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico” 2007-2013 466.354,02.
Messa in sicurezza, prevenzione e riduzione del rischio connesso alla vulnerabilità degli elementi anche non strutturale degli edifici scolastici 161.380.
Impianto solare e fotovoltaico 120.000.
Riduzione rischio sismico 60.000
Borse di studio
Erogate annualmente per i ragazzi più meritevoli fino al 2000, sarebbero dovute essere reintrodotto da quest’amministrazione,  ad oggi non si è lavorato in tale direzione.
Adeguamento interno
dell’asilo di Pantano e dell’adiacente campetto
Già effettuato con fondi di bilancio.
SOCIALE
Categorie più deboli
Assistenza domiciliare ad anziani, disabili e persone non autosufficienti 35.000.
FRAZIONI
Impegno verso le frazioni
Con l’ord. 2500/97 sono passati dalla gestione straordinaria della Prefettura a quella ordinaria per interventi da realizzare a Cardeto nord e sud i fondi per un totale di  10 mln.
Manutenzione e difesa del suolo
Realizzazione di interventi urgenti per fronteggiare fenomeni di dissesto idrogeologico causati dagli eccezionali eventi atmosferici 20.000
LAVORI PUBBLICI
Metanizzazione
Fondi stanziati per il centro del paese 3.750.000.
Illuminazione
Interventi destinati al risparmio energetico della pubblica illuminazione per un totale di 100.000.
Area parco
Sono stati programmati interventi già finanziati dall’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte per un totale di 70.000.
Manutenzione e difesa del suolo
Interventi per rimozione frane, smottamenti e consolidamento 130.000. Interventi di consolidamento in località Capona e Giurricando.
Fiumara S. Agata
E’ stato finanziato un intervento di sistemazione idraulica per un totale di 400.000.
Strutture pubbliche
Sono stati inseriti nella programmazione triennale i lavori di rafforzamento strutturale del Palazzo Municipale di Riacello per un importo di 225.000.
PISL
Recupero dei ruderi del centro storico per sedi di laboratori di arti e mestieri stanziati fondi per 463.167,70.
Recupero e riqualificazione del Palazzo Margiotta fondi stanziati 781.930.
Rete idrica e fognaria
È presente un finanziamento per la realizzazione (Badia) e manutenzione di 500.000.
VIABILITA’
Viabilità Cardeto-Reggio e
Sistemazioni strade
interpoderali
Sono state effettuati due interventi di allargamento della carreggiata in curva in località Badia. Due interventi di allargamento carreggiata lungo la via Torrente S. Agata, fondi ord. 2500/97.
Un intervento, in fase di appalto, di raccolta impluvi è previsto lungo la strada provinciale al bivio con “Iatrona”, 250.000 (Provincia di Reggio Calabria)
Sclanò - campi Piraino
Intervento di ammodernamento della viabilità per 150.000
Strada Mannarella e
bivio Sauccio
In parte realizzata con l’ausilio del consorzio di bonifica. Mancano i fondi necessari per l’asfalto.
Zona Pizzimenti e Capitano
È stato presentato un progetto preliminare per intervenire sulla viabilità, la realizzazione della piazza e l’illuminazione, si aspetta un finanziamento di 110.000 dalla Comunità Montana.
Strada sopra-casale
Si sta lavorando anche in questa direzione, la strada è necessaria per lo sviluppo e la riqualificazione del territorio. Vista la continua sensibilizzazione da parte dei cittadini è stato incaricato l’ufficio tecnico di procedere con lo studio di fattibilità.



















































































Si sottolinea che l’installazione dell’impianto fotovoltaico  genera un risparmio anche  alla spesa dell’illuminazione pubblica, grazie alla reimmissione dell’energia in rete. Si sottolinea, altresì, che è stata sbloccata una somma da parte dell’amministrazione accantonata presso la camera di commercio di Catanzaro per migliorie boschive pari a 3.903 euro, e che è stato ottenuto un contributo di 5.000 euro per interventi nel settore dell’edilizia da parte della Provincia di Reggio Calabria. Per quanto riguarda l’aspetto turismo ricordiamo che questa amministrazione ha riproposto la Sagra della Castagna, importante vetrina per il paese, destinando annualmente € 10.000. Detto ciò come giudicate l’operato dell’amministrazione? Dove si sarebbe dovuto intervenire? 

P.S. Se odiate la politica cominciate a frequentare qualche partito, come diceva Oscar Wilde, “sono gli unici luoghi rimasti dove la gente non parla di politica”!




mercoledì 19 giugno 2013

UN PAESE SPORCO O UN CITTADINO INCIVILE?

Erbacce, discariche e un patrimonio da tutelare. Quando il rispetto per il proprio paese diventa un dovere
di AGOSTINO NICOLO'

Il decoro e la pulizia sono di certo alcuni aspetti che colpiscono chi giunge in un piccolo paese come Cardeto. Approfittando della denuncia fatta dal Sig. Nessuno, e ringraziandolo per questo, abbiamo cercato di capire in che condizioni si trovi oggi il nostro paese. 
Percorrendo i vicoli e le strade interpoderali è emersa una situazione alquanto interessante e particolare. 
La strada che dal ponte San Nicola immette nel paese è circondata da erbacce che spesso impediscono la visuale. Le strade che collegano Cardeto nord e sud presentano un manto stradale alquanto fatiscente. Le viuzze del centro abitato, sopra casale e sotto casale, sono spesso abbandonate all’incuria e prive, spesso, di una efficiente pulizia, con la conseguente presenza di erbacce lungo le vie e rifiuti all’interno delle strutture fatiscenti (casalini) dislocate nel paese. Ma fin qui nulla di nuovo. Chiunque, residente e non, percorrendo le stradine che in lungo e in largo attraversano Cardeto può rendersi conto di tale situazione. Va però detto che la pulizia del paese non è di certo assente, ma sicuramente si potrebbe fare qualcosa in più, in modo tale, da tutelare il decoro e l’immagine del nostro paese. Certo, magari è merito della buona volontà di una parte di cittadini che per senso del dovere puliscono anche dove non dovrebbero, ma sicuramente l’inciviltà e il menefreghismo dall’altra parte danneggiano la res publica e l’immagine stessa del paese, a danno anche di un’intera collettività. Di certo gli elettrodomestici e i rifiuti abbandonati all’interno dei casalini non sono piovuti dal cielo, di certo non è necessario aspettare l’operatore ecologico per rimuovere le erbacce davanti l’uscio di casa. Di certo ognuno ha le sue colpe, ma sicuramente non possiamo rivendicare diritti ogni qual volta il nostro dovere di cittadino viene meno. Diventa fondamentale capire che genere di interventi occorre realizzare per dare decoro e salvaguardare un centro storico, come quello di Cardeto, dove i vicoli e i cosiddetti casalini di certo dovrebbero rappresentare una risorsa e non un problema per la collettività. Ben venga una strada di piccole dimensioni, da svilupparsi senza intaccare quel patrimonio strutturale da difendere, che permetta di raggiungere in parte la zona del sopra casale. È indiscutibile che laddove vi sia una strada inevitabilmente vi sia progresso e benessere. Ma questo non può essere considerato sufficiente. Prendiamo come esempio il tanto blasonato nord Italia. Sempre più spesso assistiamo alla chiusura al traffico di zone nel centro delle città (ZTL - zona a traffico limitato) tale da garantire maggiori percorsi pedonali e maggiore valorizzazione di quei luoghi dove il passaggio di automobili e quant’altro sarebbe di certo deleterio. Molto spesso capita di voler arrivare fin dentro casa con le nostre automobili rischiando di deturpare così la caratteristica stessa del nostro territorio, i vinedi. Non sarebbe, forse, più indicato cercare di valorizzare quel patrimonio strutturale che già possediamo? Proviamo ad immaginare quei vicoli e quelle case del centro storico completamente rivalutati e riqualificati (magari ecosostenibili) tanto da creare quel sentimento di stupore e di meraviglia che si registra quando si visitano molti paesi del nord e centro Italia. Aggiungiamo poi una omogeneità nell’aspetto esteriore delle case del centro abitato e proviamo a fantasticare su cosa potrebbe venire fuori. Un agglomerato di strutture simili tra di loro, abbracciato dal verde della montagna. La tradizionale forma di cuore del nostro paese esaltata ancora di più. Ma tutto questo è soltanto un’utopia, gettare cemento è di certo molto più semplice.    
Continuando la passeggiata per le vie del paese ci si accorge, dell’abitudine ormai cronica di realizzare discariche in ogni punto del paese. Son passati circa due mesi dalla denuncia che su questo giornalino veniva fatta, in riferimento alla discarica che si è venuta a creare in località Torre, ma ancora nulla è stato fatto per rimuovere i rifiuti e lo scempio visibile agli occhi di tutti, anzi la discarica continua a funzionare e anche bene. Le fiamme di qualche settimana fa hanno fatto spazio all’arrivo di nuova spazzatura. Ma, come se non bastasse, un’altra sta prendendo vita tra il silenzio e l’inciviltà. Basta recarsi in località Calvario, andare sotto il blasonato ponte, per notare la presenza di scarti di materiali edili e di inerti. Senza dimenticare, poi, la discarica affianco alla struttura degli uffici comunali in via Torrente S. Agata, anche qui materiali di diverso genere rendono l’idea come l’inciviltà dei cittadini prenda il sopravvento sul rispetto delle regole. Chi è stato ad inquinare il nostro territorio? Chi è il colpevole di un tale scempio?
Infine, non possiamo non avanzare qualche considerazione sui lavori di metanizzazione che in quest’ultimo periodo stanno interessando il nostro paese. Appare, innanzitutto, alquanto discutibile dare inizio a dei lavori subito dopo aver “ristrutturato” il manto stradale, ma se ciò non bastasse i lavori di metanizzazione hanno lasciato dietro di se una serie di problematiche che di certo ricadono su tutta la collettività. Un manto stradale danneggiato e ancora oggi non risanato, tubature del sistema idrico che miracolosamente si rompono, cittadini che lamentano, a seguito dei lavori, l’abbandono della strada in condizioni di degrado non solo strutturale, ma anche di decoro, pulizia e sicurezza. Semplici coincidenze? Se è vero che tre indizi danno una prova, parafrasando verrebbe da dire: il metano ti da una mano… i lavori di metanizzazione a quanto pare no. 
Essendovi tra i compiti dello Sportello del Cittadino quelli di far presente all’amministrazione le problematiche della collettività e al tempo stesso far sì che la voce dei cittadini non rimanga inascoltata, abbiamo provveduto a mettere nero su bianco quanto finora detto, inviando, sia al Sindaco sia al responsabile dell’ufficio tecnico, una comunicazione a tal riguardo. 


C'ERA UNA VOLTA...

di Francesco Trunfio

Inerpicato sopra di una solida roccia, sul fianco di una splendida vallata, sorgeva un paese, d’epoca bizantina, che fu per quasi mille anni, il giardino più bello di una ben più grande e famosa città fortificata di cui fu il casale principale. D’aria purissima, vi cresceva albero d’ogni sorta, piante d’ogni specie e l’operosità delle proprie genti era rinomata in tutta la valle. Vi erano terrazzamenti coltivati; Alberi di castagno, di gelso, di noce occupavano interi crinali e nei punti più bassi abbondavano i vigneti e gli ulivi. I continui rintocchi dei campanacci delle pecore echeggiavano in tutta la valle e non vi era pascolo libero nel raggio di 10 chilometri. I baroni ed i principi della vicina città regia facevano a gara per averle queste terre, ma non tutti potevano beneficiare di questa immensa fortuna.
L’acqua riempiva ogni vallone ed il fiume cavalcava l’intera vallata. Il torrente, che sgorgava abbondante tutti gli anni, alimentava un susseguirsi di più di tredici mulini che macinavano grano a ritmo continuo. L’industria della seta trovava qui il suo terreno più fertile. In ogni contrada si allevavano bachi da seta ed ogni contadino, che possedeva dei gelsi, arrotondava così le proprie entrate. La seta stessa poi, lavorata in un apposito battitoio di imponenti dimensioni, l’unico della valle, veniva venduta ai mercanti e vestì i nobili di mezza Europa per più di duecento anni.
La povera gente, invece, soleva vestirsi con capi di lana o di orbace (un tessuto ricavato dagli scarti della lana e dalla ginestra) realizzati con abile maestria dalle donne più esperte.
Nelle occasioni più importanti si sfoggiavano i vestiti più belli che si possedevano, i cui colori particolarmente sgargianti divennero, e lo sono ancora, famosi in tutta la provincia. Si usava danzare per ore e ore, e quando ci si riposava, i più abili cantastorie, si esibivano in gare di rime e di terzine rievocando l’antica e mai dimenticata arte omerica della poesia!
Le nostre donne erano vantate, per le loro abilità nel ballo e nel canto, in tutti i casali della regione e molti scritti a proposito, lo testimoniano. Erano anche delle instancabili nutrici ed a loro venivano affidati i figli delle persone più ricche affinché facessero loro da balie. Il loro petto abbondante era sinonimo di salute e di un benessere che erano in grado di trasmettere ai lattanti.
Le più giovinette camminavano per miglia, con i panieri in testa sul cercine, per vendere i prodotti della terra alle fiere settimanali che si svolgevano a fondo valle!
Ed anche lì erano le più ricercate! La bontà dei nostri prodotti era decantata in ogni angolo della città!
La natura con noi era stata veramente magnanima!
Oltre ai parroci ed ai ditterei delle tre chiese del paese, una delle quali era ornata da un bellissimo quadro della Madonna,  abitavano la valle anche delle monache ortodosse eremite. Si dice che fossero qui dall’anno mille e vi resistettero fino alla fine del XVI secolo! Poi, le ultime due rimaste, insieme alla loro badessa, lasciarono spazio ai monaci cattolici. Il loro piccolo convento era meta di pellegrinaggio per i Casali vicini. In tutta la provincia vi erano solo altre cinque abazie dello stesso ordine. Alle porte del paese, invece, sorgeva una piccola abazia il cui canonico, di famiglia nobile, era un illustre ed influente personaggio della città capoluogo. La chiesa, di cui era l’abate, fu, addirittura, la prima commenda di un famoso Ordine di Cavalieri Gerosolimitani di tutto il Regno! Più di 1400 pecore e 60 vacche pascolavano nelle terre qui vicine e numerosi erano i popolani che lavoravano nelle terre di sua proprietà.
Sopra quest’ultima abazia dominava, in posizione panoramica, una torre di tre camere sovrapposte, la cui vista arrivava fino al mare!
Risalendo la vallata, invece, il corso del fiume diveniva più aspro ed una famosa strada (la chiamavano Dromo), che veniva dalla costa, si congiungeva con quella che era la strada più usata dai mercanti cittadini per raggiungere gli altopiani d’Aspromonte. Si risalivano le cime per tagliare la legna di boschi inesauribili o fare dei carichi di neve. Si proprio così, si vendeva persino la neve!! I tronchi dei nostri boschi rifornivano i cantieri navali del Regno e le forniture di neve erano richieste anche oltre mare.
Si parlava un’altra lingua, allora!
In tutti i sensi!
Conservavamo ancora un avito linguaggio che i nostri padri avevano raccolto in eredità dai nostri nonni, che a loro volta lo avevano appreso dai loro padri, e cosi via dicendo a ritroso per secoli e secoli!!!
Eravamo sopravvissuti a calamità di ogni tipo! Terremoti, epidemie, alluvioni, carestie, morbi! Avevamo subito di tutto e nonostante ciò eravamo sempre sopravvissuti!
Oggi i terrazzani, i massari, i vaticali, le nutrici, le balie, i cantastorie non ci sono più! Le terre sono abbandonate, i vecchi borghi paiono cimiteri, i gelsi sono quasi estinti, gli alberi di noce irraggiungibili per l’erba alta, i vigneti incolti, gli ulivi non curati e di grano non se ne macina più!
I conventi hanno fatto spazio a costruzioni nuove, le vecchie case in pietra al cemento armato, ma soprattutto la rassegnazione all’entusiasmo ed il ricordo di questa splendida storia durata un millennio pare sia svanito in poco meno di due generazioni!

Questa storia è la nostra!
RIPRENDIAMOCELA!

IL CORAGGIO DI PENSARLA DIVERSAMENTE

Rispettare chi ha opinioni diverse è segno di umiltà ed intelligenza


Una replica circa le polemiche scaturite dall'articolo “Eco-distretto vallata del Gallico, e noi quando?” è sicuramente d’obbligo, non soltanto verso coloro i quali hanno letto e continuano a leggere il giornalino, ma anche per fare un po’ di chiarezza sull'accaduto. 
Riteniamo opportuno, innanzitutto, ricordare come l’idea del giornalino voglia essere uno strumento di dialogo tra le persone, di confronto e scambio di idee, un’opportunità affinché la polemica non sia più fine a se stessa, ma diventi funzionale al raggiungimento di un obiettivo comune, quale il benessere del paese di Cardeto e dei suoi abitanti.
Detto ciò ci appare alquanto discutibile come una semplice differenza di vedute sia stata travisata in un modo piuttosto banale. Le perplessità avanzate volevano essere semplicemente un invito affinché questa volta fossero i fatti ad avere la meglio sulle parole. L’attacco rivolto nei confronti della nostra associazione, non può avere alcun fondamento per dei motivi tanto semplici quanto logici: 1) l’associazione ha da subito dichiarato la sua disponibilità per intraprendere una collaborazione; 2) non tutti avevano effettivamente ben capito, in quella famosa riunione, quelli che erano i contenuti, gli obiettivi, il fine stesso del cambiamento della natura della cooperativa. Ma delle volte avere tante cose da dire comporta il rischio di non riuscire ad ascoltare gli altri. 
Le buone intenzioni, i nobili obiettivi, le opportunità di crescita per una comunità, erano stati in qualche modo messi da parte a causa di una discussione, che sfuggita di mano, ha travisato quanto appena detto. Ecco perché abbiamo ritenuto utile mettervi a conoscenza di come era apparso quell'incontro agli occhi di molti dei presenti. Il nostro voleva essere un semplice invito a concretizzare un’opportunità di rinascita per Cardeto. Abbiamo assistito molte volte a quella partecipazione di massa che spesso poi si traduce in abbandono ogni qual volta diventa necessario assumersi delle responsabilità o semplicemente iniziare a lavorare. L’euforia che si riscontra in ogni nuova iniziativa che si intraprende nel nostro paese, spesso, poi, rischia di trascinare nell'incompiuto ottime intenzioni. 
La nostra era una critica costruttiva, scaturita da quello che dovrebbe essere un semplice e naturale confronto, fondamentale, quest’ultimo, per sviluppare quel sentimento di comunione di intenti e di collaborazione che abbiamo sempre cercato di sviluppare. Il fatto che noi siamo stati fraintesi, in un modo abbastanza banale, ci porta a farci e a fare a tutti voi delle domande: abbiamo forse mai dimostrato qualche segno di chiusura nei vostri confronti? Perché non vi è stata una lettura limpida e onesta della critica che si riscontrava in quell'articolo? Preconcetti e pregiudizi, hanno, forse,  avuto la meglio? 

Nel rinnovare la nostra disponibilità a collaborare con voi e con tutte le realtà presenti sul territorio ,vogliamo ricordare, prima di tutto a noi stessi, quanto detto dall'evangelista Luca: “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello”.